NOTA SUL DECRETO RILANCIO

NOTA SUL DECRETO RILANCIO

DECRETO RILANCIO

Primissima analisi sulla base della bozza (464 pagine, carattere 11, 256 articoli)

Dopo avere più volte cambiato nome (prima decreto aprile, poi decreto maggio), sembra ora vedere la luce il nuovo cosiddetto Decreto Rilancio, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.

Innanzitutto va rilevato che – secondo le bozze – il decreto ha dimensioni pari a 7 volte l’ultima manovra di bilancio, più di 3 volte l’indebitamento utilizzato nell’ultima legge di bilancio (era 16,4 mld) e il doppio degli articoli.

Esso utilizza tutto l’indebitamento di 55 miliardi autorizzato dal Parlamento (al Senato con il voto determinante del centro-destra), che va ad aggiungersi ai 20 miliardi già messi in campo col DL Cura Italia.

Laddove per il Cura Italia l’effetto dell’indebitamento da 20 miliardi portava il valore degli interventi a 25 miliardi, ora l’effetto atteso è addirittura di 155 miliardi nel 2020.

La differenza tra i quasi 55 miliardi di deficit utilizzato e i 155 di valore della manovra sta nel fatto che le garanzie dello Stato per i crediti erogati oggi dalle banche alle imprese vedranno le coperture a deficit, per le eventuali escussioni che si realizzeranno, negli anni a venire.

In sostanza circa 50 miliardi dovrebbe essere il moltiplicatore delle garanzie di CDP, 30/35 quello per la liquidità e 12 quello del credito alle imprese più piccole.

A questo si aggiunga il credito d’imposta per alcuni interventi previsti, che necessita di coperture solo a partire dall’anno successivo a quello della spesa per la quale viene accordato il beneficio fiscale, registrando però un effetto leva nell’anno in cui il credito viene erogato.

Dove vanno ora i 55 miliardi?

In attesa della versione definitiva, mentre il decreto cambiava il nome, si sono via via succedute diverse versioni del contenuto.

Quella ora al nostro esame sembra però non andare solo nella direzione del sostegno all’economia e quindi del rilancio.

Innanzitutto il decreto sposta la gran parte degli impieghi sulla spesa una tantum (circa metà del deficit viene utilizzata per il sostegno ai redditi), dovendo andare a tamponare una situazione di blocco delle attività imposto dal Governo e la necessità di sostenere la carenza di liquidità di lavoratori e imprenditori.

Interventi una tantum possono essere considerati anche quelli a favore delle imprese che prevedono la sospensione delle tasse e non sono ripetibili negli anni successivi.

Il decreto modifica ben 28 articoli del decreto Cura Italia (20 articoli erano già stati modificati o abrogati dal Decreto Liquidità), dimostrando in modo palese le ragioni per le quali quel provvedimento, di inizio marzo, è rimasto largamente inefficace per circa due mesi.

Una parte della spesa va a gravare in modo permanente sulla parte corrente, cioè proseguirà anche negli anni successivi al 2020 e al 2021, che sono quelli a cui si dovrebbero limitare gli interventi non ripetibili.

In buona sostanza il Decreto Rilancio:

a) dispone norme per far fronte al blocco dell’economia e dei redditi per il 2020,
b) introduce misure che modificano e integrano quelle della manovra di dicembre per il 2020,
c) allo stesso tempo anticipa una parte della Manovra 2021, cui rimarranno pochissime risorse.

Tuttavia, anziché accorgersi che una parte dei ritardi nelle misure sinora adottate sono causate dalla burocrazia, anziché ridurre le regole – in un articolato enorme quanto confuso e pieno di rinvii normativi – le si aumenta e con esse la spesa dei ministeri.

A fronte della somma di questi incrementi della spesa corrente, probabilmente si dovranno trovare ulteriori coperture finanziare a partire dal 2021, anno in cui la coperta comincia già a diventare corta.

Infatti, del nuovo indebitamento di 24,85 miliardi previsto per il 2021, almeno 20 miliardi vanno a coprire la disattivazione delle clausole di salvaguardia su IVA e accise dei carburanti decisa ora.

La maggiore spesa di parte corrente del 2020, che si ripeterà nel 2021, ammonterebbe a poco più di 5 miliardi, secondo i nostri calcoli.

Se così fosse, potrebbe quindi rendersi necessario un nuovo voto di scostamento per il 2021.

Nel Decreto in esame ad esempio alla salute vanno 3,2 miliardi, per le terapie intensive, per le assunzioni degli specializzandi e per l’assistenza domiciliare.

Ai quali si sommano una parte dei 1,5 miliardi appostati per la Protezione Civile, la cui attività e oggi incentrata sull’emergenza sanitaria.

Inoltre si prevedono assunzioni, altre 16 mila nel mondo della scuola, e un incremento della spesa corrente ministeriale.

Ma intanto il decreto Rilancio, pur facendo affidamento su quasi 55 miliardi di deficit, riesce ad appostare sul saldo netto da finanziare una cifra pari a tre volte tanto, cioè 155 miliardi, una “potenza di fuoco” che però sarà tutta da verificare.

Nel contempo va ricordato che la manovra è stata possibile grazie al voto determinante del centro-destra sullo scostamento da 55 miliardi.

E quindi il Governo avrebbe dovuto accettare le proposte dell’opposizione, sulle quali stiamo ora facendo uno scrutinio attento.

Mentre questa manovra conserva un forte taglio assistenzialista e di presenza dello Stato nell’economia (viene previsto persino l’ingresso maggioritario nell’azionariato Alitalia).

Gli interventi di sostegno al reddito attraverso il potenziamento della cassa integrazione e il reddito di emergenza al momento sono atti temporanei e dovuti.

La conferma di una misura odiosa come il Reddito di cittadinanza premia chi sta a casa, per poi regolarizzare i migranti, peraltro grazie a un piccolo importo di sanatoria iniziale, che non garantisce che dopo la regolarizzazione proseguano effettivamente a lavorare, è un fatto assolutamente negativo.

Le associazioni di categoria chiedono voucher per chiamare gli italiani per i raccolti e corridoi verdi solo per i migranti che abbiano già lavorato in agricoltura come stagionali.

Non mancano nemmeno nuove norme sui centri di accoglienza. Cioè, questo Governo pensa a regolarizzare i migranti, mentre le uniche richieste di lavoro nei campi sono venute dagli italiani momentaneamente fermi a causa del blocco delle altre attività.

Rimane quindi un irrigidimento del mercato del lavoro che è una delle cause delle mancate assunzioni dei giovani nell’ultima parte del 2019.

Manca un intervento risolutivo sulla ripartenza delle opere pubbliche e lo sblocco dei cantieri, dove sarebbe necessario velocizzare le procedure, anche stralciando ampia parte del codice appalti. Bisogna fare diventare una regola la deroga usata per il ponte di Genova (commissario Bucci).

Mancano norme per agevolare gli investimenti dei privati e per premiare fiscalmente l’uscita della liquidità dai conti correnti verso l’economia reale (1500 miliardi fermi).

Manca un serio progetto di semplificazioni e riduzione della burocrazia.

Apprezzabili gli interventi sugli immobili dei privati, attraverso i bonus per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici che erano stati chiesti dal centrodestra, che vanno al 110%, posto che l’edilizia è il settore che ripartendo coinvolgerebbe il maggior numero di settori economici. Così come la possibilità di cedere i crediti fiscali fiscali alle banche può aiutare a muovere ulteriore liquidità.

La valorizzazione degli immobili pubblici, invece, avviene in un momento in cui il mercato è praticamente fermo.

Sulle tasse sono solo previsti interventi di sospensione (IRAP, IMU e TOSAP) e nemmeno di riduzione permanente. Sono solo sospese, fino al nuovo anno, anche sugar tax e pastic tax di cui Forza Italia ha chiesto l’abolizione. Così come è sospesa la lotteria degli scontrini, nata contro gli esercenti.

Inoltre, ci sono gli interventi di sostegno al reddito girati a chi è dovuto stare fermo, alle forze dell’ordine (come aveva chiesto FI), mentre manca un premio a coloro che sono in prima linea negli ospedali.

Ma sopratutto, dall’insieme delle misure è assente una strategia per il futuro.

Si prosegue con l’appesantimento burocratico, con una nuova ondata di assunzioni, mentre manca una strategia di politica economica per uscire dal blocco della crescita in cui ci avevano cacciato le politiche economiche degli ultimi governi di centro-sinistra (ultimo trimestre 2019 con caduta del PIL a -0,3%).

Cioè non si sono individuate – se non in alcune parziali disposizioni – le misure che possono portare al Rilancio del Paese, parola presente nel titolo, ma poco nelle disposizioni.

 MISURE A SOSTEGNO DEL LAVORO E WELFARE – 25/26 miliardi

per la CIGO prorogata (14 settimane tra febbraio e agosto e 4 settimane tra settembre e ottobre), Cassa integrazione in deroga e straordinaria, circa 15 miliardi

per le indennità agli autonomi, ai professionisti e ai collaboratori (le cd partite IVA) da 600 a 1000 euro, 4/5 miliardi

per le indennità erogate dai Fondi alternativi, circa 2 miliardi

per il Reddito di emergenza (REM) da 400 a 800 euro, 1 miliardo

per la Naspi, 615 milioni
per le Colf e le badanti, 550 milioni
per i Voucher baby sitting e i congedi parentali, 600 milioni
 all’estensione della quarantena per gli immuno-depressi, la legge 104 e i malati oncologici, 250 milioni
per i Congedi straordinari legge 104, 500 milioni
per le Indennità lavoro agricolo, 60 milioni
per le Indennità ai disabili, 50 milioni
IMPRESE -15/16 miliardi
per le garanzie dello Stato per il credito alle imprese e le assicurazioni dei crediti commerciali vengono utilizzati 4 miliardi, con un effetto sperato di 30 miliardi di liquidità dalle banche
indennizzi alle attività produttive pari a 6 miliardi, che dovrebbe essere a fondo perduto, pari a 1.000 euro per le persone fisiche e a 50.000 per le società con fatturato fino a 5 milioni di euro, che hanno avuto un calo di almeno un terzo, gli indennizzi sono pari al 10/20% di quanto perduto ad aprile
per la capitalizzazione delle imprese viene previsto un meccanismo di garanzie europee della BEI che dovrebbe portare a 45/50 miliardi di maggiore capitalizzazione
 per l’ingresso dello Stato in Alitalia e il suo salvataggio servono 3 miliardi
bonus vacanze (tax credit max di 500 euro) per le famiglie con redditi fino a 40 mila euro e fondi per sostegno settore turistico ricettivo e attività culturali con 3,2 miliardi
per l’Istituto di servizi per il mercato agricolo (ISMEA) 200 milioni
sostegno allo sviluppo economico delle nuove aziende: in particolare per l’innovazione tecnologica 500 milioni, per il Venture capital 200 milioni, per le start- up smart 110 milioni
 FISCO
disattivazione delle clausole di salvaguardia nel 2021 (20 miliardi) e dal 2022 (27 miliardi)
stop al versamento dell’IRAP (saldo 2019 e acconto 2020) alle imprese fino a 250 milioni di fatturato a giugno, che vale poco meno di 4 miliardi, ma va chiarito che non deve essere solo una sospensione e che non deve essere pagata nel 2021
esenzione della prima rata del 16 giugno per l’IMU sugli immobili adibiti ad alberghi, agriturismi, stabilimenti balneari
110% di credito di imposta ai privati e ai condomini per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici
previsto un bonus affitti per gli immobili strumentali, pari al 60% del canone versato da marzo a maggio, 1,7 miliardi a copertura
taglio degli oneri di sistema delle bollette per 600 milioni
il differimento dell’acconto per il gas naturale e energia elettrica 400 milioni
taglio dell’Iva sulle mascherine e Dpi, che però torna al 5% dal 2021 vale 274 milioni
la sospensione degli adempimenti in materia di accise, 445 milioni
il differimento al nuovo anno delle cd tasse ambientali, sugar tax e plastic tax, 199 milioni
dalla rivalutazione delle quote societarie e terreni entreranno 400 milioni in meno, che vengono ora coperti
previsto un credito d’imposta per la sanificazione per un totale di 200 milioni
viene rinviata al 1° gennaio l’imposta di bollo su fatture elettroniche e viene coperta con 57 milioni
la sospensione dei vincoli rimborsi per compensazioni con ruoli 40 milioni
il limite delle compensazioni orizzontali va da 700mila a 1 milione di euro, vale 550 milioni
per la sospensione dei pignoramenti sugli stipendi e sulle pensioni 33 milioni
prevista la sospensione della verifica della PA sulla liquidazione crediti in caso di ruoli superiori a 5.000 euro, copertura 45 milioni
per il rifinanziamento agevolazioni prima casa 100 milioni

AI COMPARTI DELLA SICUREZZA

alla Protezione civile 1,5 miliardi
alle Forze dell’ordine e ai Vigili del fuoco 167 milioni alla Difesa 100 milioni
ENTI TERRITORIALI
ai Comuni vanno circa 3 miliardi, che dopo i tagli subiti per anni e dopo un blocco delle tasse locali (Tosap, IMU) avranno minori entrate
compensazioni tra debiti commerciali della PA e crediti delle imprese prevede 12 miliardi di solo fabbisogno e saldo netto da finanziare
per le Province della zona rossa 200 milioni per le Regioni a Statuto Speciale 1,5 miliardi
PER I MINISTERI
Salute e sistema sanitario, 3,2 miliardi Infrastrutture e trasporti 1,1 miliardi Agricoltura, 650 milioni
Istruzione, 450 milioni
Università, 300 milioni
Esteri, 250 milioni
MISE, 250 milioni
PCM – Dipartimento Famiglia e disabilità, 300 milioni
PCM – Dipartimento Editoria, 50 milioni
PCM – Dipartimento innovazione Digitale, 50 milioni
Ambiente, 40 milioni
Giustizia, 40 milioni
Terzo settore, 10 milioni
Beni e servizi Inps, 68 milioni
 PER L’ESAME DEGLI EMENDAMENTI DEL PARLAMENTO
(che non è detto siano dei parlamentari, ma potrebbero essere del Governo e fatti presentare dai Relatori) dovrebbero essere stati appostati 800 milioni

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