LAVORO, BONUS E AMMORTIZZATORI

LAVORO, BONUS E AMMORTIZZATORI

LAVORO, BONUS E AMMORTIZZATORI

CASSA INTEGRAZIONE

  • ➔  2,1 milioni di casse integrazioni pagate direttamente dall’Inps
  • ➔  4 milioni anticipate dalle aziende e conguagliate da Inps
  • ➔  778.300 rimangono da pagare BONUS 600 EURO

    ➔ 4 milioni di bonus 600 euro pagati ad aprile (rinnovati dopo il Decreto rilancio)

    REDDITO DI EMERGENZA

    ➔ 100.258 domande presentate: 63.140 dai Cittadini

    37.118 dai Patronati

    INDENNITÀ COVID-19 LAVORATORI DOMESTICI

➔ 44.266 domande presentate: 29.659 dai Cittadini

14.607 dai Patronati (ora previsti in aumento)

Chi ha diritto ai bonus

Categorie / Bonus in euro/mese

Marzo

Aprile

Maggio

Artigiani

600

600

0

Commercianti

600

600

0

Collaboratori coordinati e continuativi

600

600

1.000

Lavoratori autonomi occasionali

600

600

600

Lavoratori dello spettacolo

600

600

600

Lavoratori intermittenti

600

600

600

Operai agricoli

600

500

0

Partite IVA gestione separata INPS

600

600

1.000

Professionisti iscritti agli Ordini professionali

600

da definire

da definire

Stagionali del turismo/stabilimenti balneari

600

600

1.000

Stagionali settori diversi da turismo/st.baln.

600

600

600

Venditori a domicilio

600

600

600

I POSTI DI LAVORO

385 mila posti di lavoro sono già stati persi sinora

(sopratutto nei settori ristorazione, trasporti, servizi alla persona).

In realtà, le statistiche ISTAT (vedi oltre) non possono tenere conto del fatto che i licenziamenti sono bloccati per decreto.

Secondo il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi sarebbero a rischio tra i 700 mila e 1 milione di posti di lavoro, ove non ripartisse l’economia.

Il blocco dei licenziamenti non serve a mantenere posti di lavoro.

É necessario usare la leva fiscale per fare ripartire i settori più dinamici (infrastrutture, grandi opere, automotive, green economy) e semplificare il Paese per mantenere e creare posti di lavoro.

ISTAT (sintesi audizione Comm. Lavoro Senato 28 maggio 2020)

Nella media del 2019, l’occupazione totale in Italia è stata pari a 23 milioni 360 mila persone; di queste, il 68,6% risulta lavorare in uno dei settori di attività economica rimasti attivi, per un totale di 16 milioni 280 mila occupati, mentre il restante terzo (7 milioni 332 milaoccupati) risulta operante in uno dei settori dichiarati sospesi dal decreto.

La scelta operata dai diversi provvedimenti normativi ha fatto sì che tutti gli occupati dei settori Agricoltura (909 mila), Trasporti e magazzinaggio (1 milione 143 mila),

Informazione e comunicazione (618 mila), Attività finanziarie e assicurative (636 mila), Pubblica amministrazione (1 milione 243 mila), Istruzione (1 milione 589 mila), Sanità (1 milione 922 mila) e Servizi famiglie (733 mila) siano rimasti attivi, sebbene alcuni di essi abbiano proseguito prevalentemente o quasi esclusivamente attraverso il lavoro a distanza.

Più articolata appare invece la situazione negli altri settori. Se la quota di persone occupate nei settori sospesi non supera il 20% nelle attività immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche, noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (circa 536 mila occupati), nel commercio la quota sale al 43% (oltre 1,4 milioni), mentre nell’industria in senso stretto e nelle costruzioni risultano lavorare in settori sospesi più della metà degli occupati (rispettivamente 56,4 e 60,7%; in totale poco meno di 3,5 milioni di lavoratori).

Decisamente più elevata appare la quota di lavoratori nei comparti sospesi del settore alberghi e ristorazione (78,5%, poco sotto gli 1,2 milioni) e delle altre attività di servizi collettivi e personali (71,9%, 755 mila).

In questi due settori è più alta anche l’incidenza, tra i lavoratori delle imprese coinvolte dalla sospensione dell’attività, degli occupati a tempo determinato (rispettivamente il 26% e il 16%, contro un 11% rilevato sia nell’industria che nel commercio).

La quota di occupati nei settori temporaneamente sospesi varia da un minimo del 22,4% nelle Isole ad un massimo del 34,8% nelle regioni del Nord-ovest, per effetto della diversa struttura settoriale delle attività nelle aree del Paese.

A livello delle singole regioni, la quota più elevata si registra nelle Marche (40,1%), nel Veneto (35,9%), in Lombardia e Piemonte (entrambe al 35,5%). All’opposto, le percentuali più basse si riscontrano in Sicilia (21,5%), Calabria (22,9%) e Lazio (23,4%).

Tra i dipendenti a tempo indeterminato, quelli occupati nei settori di attività sospesi sono il 28,1% (circa 4,2 milioni di occupati); l’incidenza è più alta per i dipendenti a termine (33,3%, pari a poco più di 3 milioni di occupati), i lavoratori autonomi senza dipendenti (37,1%, 1 milione 455 mila) e i lavoratori autonomi con dipendenti (46,4%, 647 mila).

Inoltre, la quota di occupati nei settori sospesi risulta più bassa all’aumentare dell’età del lavoratore: si passa dal 48,2% degli under24 (circa 522 mila lavoratori) al 24,5% tra gli over55 (1 milione 261 mila). La quota tra le donne (26,1%, 2 milioni 575 mila) è di oltre 9 punti percentuali inferiore rispetto a quella stimata per gli uomini (35,3%, 4 milioni 756 mila).

Circa un quarto delle donne occupate con almeno un figlio in età 0-14 anni lavora in settori sospesi (796 mila), mentre il 73,7% (2 milioni 237 mila) risulta occupata in settori rimasti attivi.

Testo integrale audizione e allegato statistico:

https://www.istat.it/it/files//2020/05/Istat_Audizione- Commissione-Lavoro_28maggio2020_EC.pdf

https://www.istat.it/it/files//2020/05/Allegato- statistico_Comm-Lavoro_-EC.pdf

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Ufficio Studi Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC Senato della Repubblica

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