LA SANATORIA DEGLI STRANIERI

LA SANATORIA DEGLI STRANIERI

LA SANATORIA DEGLI STRANIERI

Modalità di presentazione dell’istanza di emersione di rapporti di lavoro

DECRETO 27 maggio 2020 del MINISTERO DELL’INTERNO di concerto con IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE e IL MINISTRO DEL LAVORO e E DELLE POLITICHE SOCIALI e IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI in attuazione dell’art.103 del DL RILANCIO

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Dal primo giugno il Governo ha aperto alla regolarizzare dei rapporti di lavoro con i cittadini stranieri presenti in Italia l’8 marzo 2020. Le richieste possono essere presentate fino al 15 luglio.

Lo prevede il decreto del Ministro dell’Interno, emanato di concerto con MEF, Lavoro e Politiche agricole, in attuazione delle norme previste dall’articolo 103 del cd Decreto Rilancio.

La Ministra Bellanova era stata la fautrice delle disposizioni – che interessano largamente le categorie dei lavoratori agricoli – nel decreto rilancio.

In realtà non è quello che chiedevano (voucher e corridoi verdi di lavoratori stagionali) le tante associazioni delle categorie dei produttori del mondo agricolo.

Si tratta di una vera e propria sanatoria che interessa tre settori: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura; assistenza alla persona; lavoro domestico.

Le istanze di sanatoria per gli stranieri vengono presentate solo con modalità informatiche al Ministero dell’interno e la procedura viene gestita dallo Sportello unico per l’immigrazione.

Invece, i datori che intendono dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare con cittadini italiani o comunitari, presentano istanza telematica all’Inps.

L’emersione prevede un semplice esborso di 500 euro per ogni pratica, oltre a un contributo forfettario a titolo contributivo, retributivo e fiscale, che però ancora non è stato determinato.

Oltre a queste due modalità è prevista l’attivazione di una

richiesta da parte del cittadino straniero, con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019.

Questi potrà presentare domanda, direttamente alla Questura, per un permesso della durata di sei mesi, convertibile in permesso di lavoro in caso di assunzione, dimostrando di aver svolto attività nei settori interessati dalla norma, con una procedura che costa 160 euro.

Per dimostrare i requisiti la procedura prevede:

la certificazione rilasciata dal Centro per l’impiego attestante lo svolgimento dell’attività lavorativa e il contratto di lavoro;

il cedolino del salario; estratto conto previdenziale;

modello Unilav di assunzione, trasformazione e/o cessazione del rapporto di lavoro;

fotocopia di assegno bancario emesso per corrispondere la retribuzione;

quietanze cartacee relative al pagamento di emolumenti attinenti il rapporto di lavoro;

attestazione di pagamento dei contributi per lavoro domestico mediante sistema PagoPa stampata dal portale Inps;

comunicazione all’Inps relative allo svolgimento della prestazione di lavoro occasionale in ambito domestico,

qualsiasi corrispondenza cartacea tra le parti durante il rapporto di lavoro, proveniente sia dal datore, sia dal lavoratore, da cui possono ricavarsi gli elementi identificativi delle parti necessari al riscontro dell’attività lavorativa.

Il datore di lavoro – sia esso persona fisica, ente o società – deve possedere un reddito imponibile o un fatturato di almeno 30mila euro annui.

Inoltre, la dichiarazione di emersione può interessare familiari, conviventi o meno, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza.

In questo ultimo caso il reddito imponibile del datore deve essere di almeno 20mila euro annui in caso di nucleo familiare composto da un solo soggetto percettore di reddito, ovvero di 27mila euro annui in caso di nucleo familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi.

I settori interessati

I settori di attività interessati dalla sanatoria sono:

a) agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;

b) assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino l’autosufficienza;

c) lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Al decreto del Ministro dell’interno del 27 maggio è anche allegato un lungo elenco con le specifiche delle attività economiche e quindi dei mestieri per i quali si può procedere alla richiesta di sanatoria.

https://www.gazzettaufficiale.it/do/atto/serie_generale/caricaPdf?cdimg=20A0302600100010110001&dgu=2020-05- 29&art.dataPubblicazioneGazzetta=2020-05-29&art.codiceRedazionale=20A03026&art.num=1&art.tiposerie=SG

I numeri di oggi e le precedenti sanatorie

Oggi si confrontano due stime che vedono tra i 570 e i 670 mila stranieri presenti in Italia.

Rispetto a queste stime però quelli che potrebbero essere interessati dalla nuova sanatoria sono circa 220 mila.

176 mila quelli che dovrebbero essere regolarizzati dai datori di lavoro e 44 mila le richieste attivate dagli stranieri col permesso di soggiorno scaduto.

Se guardiamo indietro, contiamo più di 1,8 milioni di stranieri regolarizzati negli ultimi 25 anni.

La prima regolarizzazione risale al 1986-1987 e ha riguardato oltre 118 mila irregolari.

Con la legge Martelli del 1990 fu prevista una sanatoria generalizzata per quanti potevano dimostrare un ingresso prima del 31 dicembre 1989. I regolarizzati avevano due anni per trovare una collocazione lavorativa e il possesso di un lavoro era condizione per il rinnovo del permesso di soggiorno. Poi le regolarizzazione del 1995 e del 1998 che hanno ogni volta accordato il permesso di soggiorno ad oltre 200 mila cittadini stranieri.

Nel 2002 la cosiddetta legge Bossi-Fini, permise la regolarizzazione di oltre 600 mila persone (più della metà provenienti dall’Europa dell’est), metà per lavorare nelle imprese e metà per rapporti di lavoro domestico.

Nel 2009 ci furono circa 295 mila domande,

prevalentemente per lavori domestici.

Nel 2012 circa 135 mila domande, cioè un numero più contenuto, dovuto all’alto costo da sostenere per la regolarizzazione dei soggetti interessati.

anno

regolarizzati

1986

118.700

1990

217.626

1995

244.492

1998

217.124

2002

646.829

2009

295.112

2012

134.576

totale

1.874.459

su dati Istat/Ministero dell’interno

Le troppe criticità di questa sanatoria

Valutate le procedure, questi lavoratori non salveranno i raccolti di frutta e verdura – le associazioni agricole chiedevano l’utilizzo dei voucher ovvero i corridoi verdi dall’estero di manodopera preparata al lavoro nei campi – il principale elemento della tesi “a favore” sembra essere il beneficio sociale, cioè il fatto che un irregolare è molto più esposto a marginalizzazione e arruolamento da parte della criminalità.

La prima criticità è però proprio quella che, in molti casi si tratta di persone irregolarmente residenti sul nostro territorio, alle quali potrebbe essere proposta una regolarizzazione al solo fine di essere arruolate per altri lavori illegali.

Va così ricordato quello che è successo con le precedenti sanatorie: in molti casi vi è stata una emersione di rapporti, ma che in realtà non si sono mai svolti.

Ora, il periodo breve, richiesto per la durata del contratto, le modalità di attivazione, il bassissimo onere per la pratica, fanno pensare che anche questa volta ci saranno tante frodi, poche braccia necessarie all’agricoltura e poche badanti vere.

Inoltre il supposto beneficio economico della regolarizzazione viene stimato in 94 milioni di euro di entrate dalla Relazione Tecnica al Decreto Rilancio, quale somma delle due modalità di regolarizzazione.

Invece il forfait che dovrebbe pagare il datore di lavoro a titolo contributivo e fiscale, non è ancora stato determinato dal Governo. Ove fosse riferito al periodo di un intero mese potrebbe portare ad altri 68 milioni di entrate, tra tasse e contributi.

I costi stimati sono già più alti, posto che si prevede per coprire le necessità sanitarie dei regolarizzati un incremento del livello di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale di 170 milioni di euro nel 2020 e di 340 milioni nel 2021.

Gli oneri complessivi nell’anno della sanatoria sono pari a 238 milioni di euro.

A regime la presenza dei regolarizzati comporta 340 milioni di maggiori costi per lo Stato dal 2021.

Bisognerà poi verificare se il contratto verrà prolungato e se i regolarizzati continueranno a pagare le tasse e i contributi sul proprio lavoro.

Comunque, ove ipotizzassimo in via teorica che tutta la platea dei 220 mila beneficiari continui a lavorare, si può stimare che questi nuovi lavoratori regolari si collochino in fasce di reddito basse, quindi il gettito fiscale e contributivo sarebbe stimabile in 880 milioni di euro l’anno.

Si tratta però di entrate ipotetiche, mentre gli oneri per il welfare (case pubbliche date con priorità ai redditi bassi, sanità, trasporti, istruzione, eventuale reddito di cittadinanza, ammortizzatori sociali, eccetera) possiamo stimare un costo di circa 1,5 miliardi, che la Relazione Tecnica al decreto Rilancio dimentica di valutare.

Inoltre, da un punto di vista etico, la “sanatoria” rappresenta la legittimazione di un atto illecito, che riesce persino ad alimentare la cultura dell’illegalità.

Il “rilancio” vero che deriva da questa sanatoria sarà infatti quello di attirare nuove ondate migratorie.

Posto che in Italia periodicamente c’è una regolarizzazione, si avrebbe un evidente “effetto richiamo”.

Va allora affrontato in modo serio il problema delle migrazioni, a partire dai rimpatri degli irregolari, per tornare ai flussi dei lavoratori stagionali, con un criterio di convenienza per il nostro sistema economico e produttivo, facendo entrare solo chi ha la formazione necessaria e la capacità di integrarsi nel nostro tessuto sociale e nelle nostre comunità.

Ufficio Studi Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC Senato della Repubblica.

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