In difesa dei giovani (e di tutti gli italiani) che vanno all’estero

In difesa dei giovani (e di tutti gli italiani) che vanno all’estero

di Matteo Cerri, Founder & Ceo at The Family Officer Group

Leggo sempre con interesse gli articoli che riguardano i giovani che lasciano il Paese, pur con alterne fortune, le statistiche drammatiche sul lavoro giovanile e tutto quello che riguarda noi italiani all’estero. I dati sono quelli che sono, non mi interessa aggiungere parole di dispiacere, commiserazione o rabbia.

La mia vuole essere una veloce riflessione che non leggo mai da nessuna parte e forse che solo chi ha fatto lo stesso percorso può comprendere fino in fondo.

Ritengo che ogni persona abbia il dovere di cercare di migliorare la propria condizione di libertà, economica e sociale – purché questo sia entro i confini della legalità di dove vive o di dove chiede di potersi spostare.

Lasciare il proprio Paese è sempre uno stacco doloroso, anche quando avviene per opportunità e non per disperazione. Chi parte, spesso per andare a fare sacrifici anche maggiori, è motivato da solo un fattore – che qualunque sacrificio possa essere ragionevole se porta ad una crescita ed un’opportunità per il proprio progetto di vita. Se fosse una scelta di comodo, posso garantire per esperienza personale, se ne starebbe a casa.

Chi parte non è solo un patrimonio umano su cui il nostro Paese ha investito in educazione e formazione, ma soprattutto è sempre un patrimonio di coraggio, imprenditorialità, creatività e voglia di fare. Ci sono giovani coraggiosi, talvolta eroici, che riescono a sfruttare questo patrimonio anche nel loro Paese, ma non tutti possono, non tutti riescono ed evidentemente l’Italia ha gettato la spugna su questa scommessa.

Questo ‘patrimonio umano’ che sono gli italiani all’estero, i giovani all’estero in particolare, non è però perso. Non lo è se il nostro Paese, incapace di attrarlo (la leva fiscale qui serve veramente a poco, credetemi), prende atto che chi è partito VUOLE e PUO’ dare ancora una mano; quello che chiediamo non sono ‘risorse economiche’, ma rispetto, apertura e comprensione che siamo italiani forse più fuori dall’Italia che non a casa nostra. Il nostro intervento ‘a distanza’ e’ sempre meno tale, la distanza e’ ormai erosa dagli strumenti di comunicazione e di spostamento; l’unica distanza che rimane, o forse cresce è quella culturale e di visione per il futuro. Chi vive all’estero (ormai!) spesso si accontenta anche solo di aver accesso ai servizi anagrafici, al passaporto e al voto… e credetemi sono diritti che sembrano negati dal collasso dei servizi consolari.

I giovani, tutti gli italiani all’estero, contribuiscono al nostro Paese direttamente e indirettamente e sarebbe già tanto se l’Italia ne prendesse atto. L’unica politica per attrarre il ‘rientro’ è la politica della crescita. La decrescita e l’assistenza per garantire il ‘minimo sindacale’ non fa rientrare nessuno… e magari non conviene nemmeno al nostro Paese. Noi che viviamo all’estero siamo sempre legati all’Italia, liberi dalla cappa dell’immobilismo non ci fermiamo mai di inventarci qualcosa per aiutare ‘a casa’, per promuovere il nostro stile di vita e quindi il nostro prodotto. La nostra crescita umana ed economica ha sempre, sempre!, una ricaduta indiretta per il nostro Paese. A questo si aggiunga che ormai, per come e’ veloce e facile spostarsi e comunicare, è sempre meno importante il ‘da dove’ si opera, ma su ‘cosa’.

Partendo da questo, l’unico favore che chiediamo all’Italia è di rispettare la nostra scelta e di lavorare perché le opportunità per le future generazioni siano in ‘Casa’. Intanto noi creiamo una ‘Casa Italia’ allargata nel mondo. I giovani partiti, torneranno con un bagaglio culturale, imprenditoriale ed economico. Chi non tornerà non avrà mai negato il proprio essere italiano e, suo malgrado, porterà sempre con fierezza le proprie origini promuovendole anche involontariamente. Prendetene atto, chi è partito è partito, ma per favore:

  • Rispettateci, valorizzateci ove ne comprendiate il valore positivo;
  • Tornate ad investire in sviluppo per il futuro, il migliore investimento che un paese possa fare per sostenere anche i meno giovani è proprio dare un futuro a chi lo è;
  • Riconoscete che siamo italiani tanto quanto chi resta, siamo una quota troppo importante per il nostro Paese (oltre il 10%) per non essere contati e per non contare; fateci partecipare e vedrete che sarà un investimento per tutti… in fondo… non costiamo allo Stato in spesa corrente.

In difesa di chi parte e con gratitudine per chi resta a costruire, ma soprattutto in difesa di chiunque si muova, perché la stasi sta uccidente il Paese che amiamo.

Scritto da un ‘giovane’ che da 23 anni non è ‘scappato di casa’, ma che partendo dall’estero ha imparato a ri-amare il proprio Paese.

 

No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.