Il piano franco-tedesco per il rilancio dell’Europa di fronte al “no” dei “frugal four”

Il piano franco-tedesco per il rilancio dell’Europa di fronte al “no” dei “frugal four”

page1image2343536

Dopo mesi di resistenze tedesche ad un piano di rilancio economico, che aiuti il vecchio continente ad uscire dalla crisi scatenata dal coronavirus, il 18 maggio scorso, la Cancelliera Merkel, insieme al Presidente Macron, ha annunciato un piano franco-tedesco “per il rilancio europeo” (vedi il comunicato della Presidenza francese.

Il piano, diviso in punti prevede:

1) un rafforzamento della sovranità sanitaria europea che comprende la ricerca e la produzione di vaccini, la costituzione di stock comuni di farmaci e di dispositivi di protezione, il coordinamento delle politiche sanitarie europee per la costituzione di un mercato pubblico comune per i vaccini e per i trattamenti, anche al fine di parlare “con una voce sola” all’industria farmaceutica, la costituzione di una task force europea all’interno del “Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie” che elabori piani comuni di risposta alle pandemie future ed anche norme comuni in materia di interoperabilità dei dati sanitari per creare regole statistiche comuni per il rilevamento uniforme dei casi di contagio;

2) la creazione un ambizioso piano di rilancio a livello europeo per la solidarietà e la crescita (vedi infra)

3) l’accelerazione della transizione ecologica e digitale; il piano afferma che il “green deal” europeo costituisce una nuova strategia di crescita sulla via della costruzione di una economia prospera e resiliente, tutto ciò nella prospettiva della “neutralità carbonica”, cioè la cessazione dell’incremento della CO2 nell’atmosfera. Prevede altresì, il piano, di accelerare la transizione digitale, mettendol’accento sulla realizzazione della rete 5G, sulla messa in sicurezza delle reti, sulla gestione dell’identità elettronica, sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale e su una giusta regolamentazione delle piattaforme digitali all’interno della UE;

4) il rafforzamento della resilienza e della sovranità economica ed industriale della UE e un nuovo impulso al mercato unico, con una serie di misure che prevedono la rilocalizzazione delle aziende, una nuova politica della concorrenza e delle regole in tema di aiuti di Stato, la realizzazione piena delle regole di Schengen, il rafforzamento delle frontiere esterne della UE, la convergenza sul piano sociale dei paesi UE e la costituzione di regole per il salario minimo, adattate alle singole situazioni nazionali.

Si tratta di un piano ambizioso, ma ragionevole, che potrebbe rianimare l’idea stessa di Unione e sottrarla ad un destino di completa irrilevanza.

La sezione del piano che riguarda il rilancio economico del continente ed il sostegno della crescita, la più urgente, prevede la creazione di un fondo “ambizioso, temporaneo e mirato” nell’ambito del quadro finanziario pluriennale dell’Unione (QFP), lanciando, sui mercati, un prestito a nome della UE che rispetti pienamente i Trattati europei, il quadro del bilancio e i diritti dei parlamenti nazionali.

Il fondo sarà dotato di 500 miliardi di euro e sarà riservato

“ai settori ed alle regioni più colpite”

“I finanziamenti del Fondo di rilancio saranno mirati alle difficoltà legate alla pandemia e sulle sue ripercussioni.

Si tratterà di un complemento eccezionale, integrato nella decisione relativa alle risorse proprie, con un volume e una data di scadenza chiaramente specificati, e che sarà legato a un piano di rimborso vincolante al di là del prossimo quadro finanziario pluriennale sul bilancio Ue.”

Secondo la proposta, gli stati beneficiari saranno impegnati a adottare “politiche economiche sane ed un programma di riforme ambizioso”.

Come si può apprezzare dal testo della proposta, la Germania sembra accettare il principio della condivisione del debito in ambito UE (infatti i prestiti dovranno essere garantiti e rimborsati con fondi provenienti dal bilancio comunitario), argomento che fino ad ora era stato considerato un tabù intangibile.

Il contributo, previsto dal piano, può essere destinato ai settori ed alle regioni più colpite ed è ipotizzabile che la Cancelliera voglia avere a disposizione risorse per il sostegno al settore automobilistico, maggiore vittima economica della pandemia.

L’industria automobilistica tedesca, che basava la sua forza sulla eccellente fama dei suoi motori Diesel veloci, ha dovuto già scontare gli effetti dello scandalo delle centraline truccate per addomesticare i dati relativi alle emissioni e quello delle campagne ambientaliste contro quel tipo di motorizzazione, che hanno portato alla decisione di molteautorità statali e locali di proibirne l’uso entro pochi anni.

La conseguenza è che la maggiore industria automobilistica del mondo, la Volkswagen, solo da poco sta riavviando la produzione e con ritmi di lavoro ridotti.

Il settore automobilistico francese si trova in condizioni ancora peggiori, tanto che il ministro dell’economia, Bruno Le Maire, ha lanciato l’allarme sulle condizioni economiche della Renault che “potrebbe scomparire”.

Tutti i paesi europei hanno un disperato bisogno di liquidità per sostenere i settori fondamentali dell’economia e gli stessi cittadini.

Di fronte a questa, obiettiva, ed attesa, svolta nell’atteggiamento della politica tedesca, i cosiddetti 4 paesi frugali, Austria, Olanda, Svezia e Danimarca hanno deciso di mettersi di traverso ed hanno pubblicato un “non-paper” (cioè un documento non ufficiale), con il quale si sono detti contrari ad ogni forma di mutualizzazione del debito e favorevoli solamente a prestiti, a condizioni agevolate, a beneficio degli stati membri in stato di necessità, in cambio di un forte impegno a riforme e a rivedere il quadro delle regole fiscali; in pratica una riedizione del MES (per il testo del non-paper vedi: https://g8fip1kplyr33r3krz5b97d1-wpengine.netdna- ssl.com/wp-content/uploads/2020/05/Frugal-Four-Non-Paper.pdf ).

La rivolta dei 4 frugali probabilmente porterà ad una soluzione di compromesso, ma segna un cambiamento negli schieramenti delle “truppe” europee: sembrerebbe rotta quell’alleanza, che si era definita Nuova Lega Anseatica, che andava dall’Olanda ai Paesi Baltici, nazioni strette intorno alla Germania e unite dalla comune ideologia rigorista.

La frattura sembrerebbe reale e non un gioco delle parti.

Come insegna Henry Kissinger (citando Benjamin Disraeli) “le nazioni non hanno mai amici stabili e nemmeno nemici stabili, ma solo interessi permanenti”. Staremo a vedere.

No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.